Le 3 utopie di Ignazio Silone

Le utopie di Silone furono soprattutto tre:

Prima utopia - Lo scrittore pensava che il Partito Comunista Italiano, fondato il 21 gennaio insieme a Gramsci, Bordiga e altri al teatro ”S. Marco” di Livorno e associato al PCUS, potesse, con la potente organizzazione di quest’ultimo, risolvere i problemi sociali più scottanti. Ma questa utopia cadde del tutto a seguito, secondo lui, dei metodi poco democratici di Stalin e compagni.

Seconda utopia – Secondariamente credeva che la forza morale della Chiesa istituzionale fosse capace di cambiare le sorti della società al punto da costringere i dominatori, i padroni, i latifondisti, gli sfruttatori a rendere giustizia ai poveri (cafoni = lavoratori della terra, coolies, fellahin, peones, mugic, campesinos). Ma, poiché neanche la Chiesa istituzionale possedeva mezzi efficaci e taumaturgici, pure questa utopia svanì nel nulla.

Terza utopia - Infine Silone pensò che la scomparsa dei poveri potesse verificarsi con l’avvento della terza epoca, cioè, quello dello spirito, successiva a quella del Padre e del Figlio. In una parola I. Silone si rifaceva all’idea di Gioacchino da Fiore. ”Presso i più sofferenti, sotto la cenere dello scetticismo, non s’e spenta l’antica speranza del Regno, l’antica attesa della carità che sostituisca la legge, l’antico sogno di Gioacchino da Fiore, degli Spirituali, dei Celestini”. (Uscita di Sicurezza Pocket Longanesi 81). La carità dunque si sostituirà alla legge. Alla Chiesa gerarchica succederà la cornunità fondata sulla carità, sulla liberta, sulla pace. Ne ”L’avventura di un povero cristiano” Silone ribadì questa utopia. Scrisse tra l’altro: ”Per questo tanti si chiedono da dove sia uscito Papa Giovanni (XXIII) con quel suo estro e suo stile”. ”Si, e stata una vera sorpresa. Speriamo che ne seguano altre” (Ed. Mondadori ). E ancora: ”Ma l’unione dei poveri crea in certe circostanze di tempo e di luogo, una carica escatologica” (ibidem 25).

E’ fondamentale ricordare che Silone affermo che la realtà cristiana, con riferimento alla Chiesa, e ”bipolare e forse lo resterà ancora per molto tempo: concordataria (cioè con tutti i compromessi) ed escatologica (proiettata al futuro nell’avvento del Regno), storicizzata (cioè nella realtà storica vigente) e profetica (più vicina alla Bibbia, alla parola di Dio). Esaltò Celestino V in una visione di un cristianesimo evangelico. L’utopia silonana contrasta con la realtà. Anche Dante ebbe l' utopia: quella dei due poteri derivanti direttamente da Dio.

Il potere imperiale universale per la parte temporale e il potere papale, anch’esso universale, per la parte spirituale (De Monarchia). Ma, malgrado tutto, l’utopia e in netto contrasto con quanto realmente accade su questa terra. Ma allora che cos’e l’utopia? E’ un’idea o un alibi? E’ la nemica della realtà o la sua ombra? Essa spera, secondo Silone, in un mondo migliore e non può essere plasmata trionfalisticamente in forme esterne, ma attende l’estremo sigillo di un intimo e totale processo di realizzazione” (Trilogia Siloniana 33-36).

A parte il passato, in cui tanti hanno scritto al riguardo, basti pensare all’ultima Enciclopedia di Giovanni Paolo II ”Sollicitudo Rei Socialis”, nella quale il Papa ripropone le stesse idee a favore dei poveri, mettendo in evidenza le incongruenze del capitalismo esagerato e del collettivismo. Bando, dunque, al machiavellismo ”se si vuole evitare dice il Papa la catastrofe di tutti”. E’ l’ora della convergenza tra etica e politica, cioè tra etica e sviluppo dell’uomo. Lo Stato, dunque, deve essere a servizio dell’uomo e non viceversa. Questa regola vale per qualsiasi istituzione. Ma questa non e utopia? Certo, non sarà facile spezzare la spirale della povertà, della fame, della disuguaglianza, del terzo mondo.

E’ impossibile, poi, che questa valle di lacrime torni ad essere un ”paradiso terrestre”, dove l’uomo, il ritratto di Dio, godeva perché senza genti era il suo nascere, senza doglie era il parto e, soprattutto, egli respirava l’ossigeno dell’eternità.

Testi di Don Luigi Tarola

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